It’s a sin, la diffusione dell’Aids e la Londra rainbow anni ’80 nella serie su StarzPlay (recensione)

Da oggi martedì 1 giugno e a seguire ogni domenica a partire dal 6 giugno, arrivano in Italia su StarzPlay gli episodi di It’s a sin, l’attesa miniserie creata dal noto produttore televisivo Russell T. Davies (Queer as Folk, A Very English Scandal, Years and Years) e andata in onda con successo in Inghilterra nel febbraio scorso.

La serie racconta la storia emozionante di un gruppo di giovani uomini che scoprono amore e amicizia nella Londra degli anni ’80, quando nel mondo stava iniziando a diffondersi in maniera silenziosa e minacciosa il virus dell’AIDS, e l’impatto che questo avrà sulla vita e le abitudini di un’intera generazione.

Protagonisti della storia sono Ritchie (Olly Alexander), Roscoe (Omari Douglas), Colin (Callum Scott Howells), Ash (Nathaniel Curtis) e la loro migliore amica Jill (Lydia West), i quali, estranei inizialmente, incrociano le loro vite in una Londra piena di opportunità, carichi di prospettive verso il futuro ma soprattutto decisi a vivere la loro sessualità in maniera più libera, senza il controllo (in alcuni casi davvero opprimente) delle loro famiglie.

Tutto questo senza però fare i conti con una silenziosa minaccia che dalle notizie in arrivo dall’America si sta preparando a cambiare per sempre il mondo e che ostacolerà i sogni e i progetti di questo gruppo di ragazzi.

Giudizio

It’s a sin è il giusto mix tra commedia e drammatico, infatti spesso si passa da momenti più leggeri e divertenti (ad esempio quando Roscoe scappa dalla sua famiglia intenta a svolgere una sorta di rito) a momenti più intensi e drammatici legati ovviamente allo spettro della malattia.

Fin dalla prima puntata ci si affeziona a questi ragazzi per quanto siano tra loro diversissimi. Impossibile non pensare, soprattutto quando i protagonisti leggono e vengono sempre più a conoscenza di notizie legate alla malattia, alla situazione che stiamo vivendo attualmente: questa minaccia invisibile che dapprima sembra essere qualcosa di poco preoccupante e che diventa sempre più presente nella vita dei protagonisti e delle persone a loro vicine, risulta assai simile al virus che ha sconvolto le nostre vite ormai da quasi due anni.

Foto di: StarzPlay / Ben Blackall / ufficio stampa

Inoltre la serie esplora anche la società di quegli anni, società che non guarda sempre di buon occhio il ‘diverso’ ma che al suo interno è piena di personaggi che si nascondono spesso dietro le vesti di mariti affettuosi verso le loro mogli. Particolarmente intenso Neil Patrick Harris (How I Met Your Mother, Gone Girl – L’amore bugiardo), qui alle prese con un personaggio che vive con serenità e coraggio la propria omosessualità e nella cui vita questa minaccia arriverà in maniera improvvisa, come la muffa che gli invade la cucina di casa e che non riesce a combattere.

It’s a sin, 5 episodi della durata di circa un’ora ciascuno, è una serie divertente, che ci mostra la Londra arcobaleno degli anni ’80, ma che allo stesso tempo ci invita a riflettere sulla malattia e sulla sofferenza che questa provoca. Il cast include anche Keeley Hawes (Bodyguard, The Durrells – La mia famiglia e altri animali, Line of Duty, The Missing), Shaun Dooley (Gentleman Jack – Nessuna mi ha mai detto di no, Broadchurch), Stephen Fry (Wilde, Gosford Park) e Tracy Ann Oberman (Friday Night Dinner, Toast of London, After Life).

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