Sanremo 2022: è stato il Festival della liberazione, della maturità e della popolarità

Record Auditel infranti, Amadeus chiesto per la quarta riconferma in forma preventiva e con grande acclamazione universale in stile Mattarella bis, Sanremo che valica i confini nazionali e arriva in Albania, Montenegro e Spagna. Mentre scrivo, la serata finale del Festival di Sanremo 2022 sta per iniziare, ma già si può tracciare un bilancio che va oltre ogni più rosea aspettativa.

Quest’anno Sanremo ha rappresentato qualcosa di più che un semplice evento televisivo. Si è imposto come l’anno zero dell’Italia del domani, che pur vive la coda dell’ondata Omicron. Da un Ariston vuoto di uomini, riempito di palloncini, a un anno di distanza lo schermo si è animato di gente in festa. La percezione di un Paese che sta muovendo gli ultimi passi in un lungo tunnel, di un Paese che sta rinascendo, e forse più che percezione è davvero la realtà dei fatti.

Anche con la mascherina stretta in volto nella vita di tutti i giorni, Sanremo 2022 è il Festival della liberazione. Liberazione da mesi di depressione, liberazione dall’impossibilità di condividere emozioni, di ballare insieme ad altri a suon di splendide canzoni.

Il Festival 2021 si era svolto in un clima triste, irreale, una celebrazione dissonante e stridente, tuttavia necessaria per affermare la normalità anche nei tempi più cupi.

Quell’Amadeus-bis è stato utile a gettare un seme che poi è germogliato: i Maneskin hanno vinto l’Eurovision Song Contest e da lì è arrivata l’estate italiana, l’estate dei grandi successi nel mondo. Tutto ha avuto inizio da Sanremo, dall’intuizione di non fermarsi contro tutto e tutti, anche cariche al governo.

E così il ter di Amadeus è ripartito con maggior consapevolezza: quella di aver lasciato ulteriormente il segno nella scena musicale italiana, di aver reso Sanremo più internazionale. La conseguenza diretta di quel seme è un albero di preziosi frutti, ovvero un cast di Sanremo 2022 fatto di grandi ritorni (Elisa, Morandi, Ranieri, Zanicchi) e grandi nomi contemporanei (Mahmood & Blanco, Irama, Sangiovanni, Rkomi, Aka7even) solo per citarne alcuni. Anche fosse arrivata una bocciatura Auditel, nessuno avrebbe potuto contestare il livello artistico raggiunto.

La maturità conseguita si è tradotta poi sul lato tecnico, in scalette di serata più fluide: chi immaginava alla vigilia la seconda serata del Festival chiudere a 0:50 contro le ore 3 sfiorate gli anni precedenti? Nessuno. E i più anziani hanno ringraziato del favore.

Maturità complessiva, e riconosciuta da tutti, che ha permesso di portare l’irraggiungibile Checco Zalone sul palco dell’Ariston, di convincere Jovanotti ad essere nell’elenco degli ospiti pur se all’ultimo minuto, di accogliere per la prima volta Cesare Cremonini a Sanremo, di saper scegliere alcune (non tutte) delle migliori co-conduttrici degli ultimi tempi. A parte sparute critiche di tastiere senza cervello, non c’è stato nemmeno clamore per i messaggi più che giusti veicolati da Lorena Cesarini e Drusilla Foer.

Non si può non concludere dicendo che oltre ad essere il Festival della liberazione e della maturità, Sanremo 2022 è stato il Festival della popolarità. Non per i numeroni raggiunti, non per i centomila record battuti, tutti rispettabilissimi. Ma per il Fantasanremo, il giochino – quest’anno più evoluto, social e tecno – che è piombato nella narrazione della kermesse.

Papalina, batti il cinque, saluta la zia Mara, scapezzola, fatti inseguire dalle forze dell’ordine. Sanremo è diventato ancora più social, sfruttando i principi del reality senza sfociare nel trash. Si è insomma concesso totalmente al popolo, grazie agli artisti che si sono voluti mettere in gioco. Basta presentazioni formali, Amadeus si è divertito con tutti senza mai fingere costruendo anche dei fuori programma che i suoi predecessori accantonavano accuratamente per evitare le accuse di dare una preferenza a un artista piuttosto che a un altro.

Auguri dunque ad Amadeus per il quarto Sanremo consecutivo, quello del 2023, anche fosse solo nel ruolo di direttore artistico! Attenzione però a non esagerare, come insegnano alcuni Festival di Pippo Baudo poco fortunati. L’importante è saper cavalcare il momento e riconoscere da soli quando è il momento di cedere il testimone.

Ruben Trasatti
Ruben Trasatti
Giornalista pubblicista. Fondatore di TeleNauta. Specialista in creatività, testardo, idealista. Vado a scovare gli ascolti dei canali europei, format e serie tv, anime giapponesi. Collaboro per il settimanale Telesette.

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