Il collezionista di carte: un thriller con Oscar Isaac sulle condotte dei militari USA in Iraq

Giovedì 14 aprile arriva in prima visione su Sky Cinema Due (e nel catalogo di NOW), a partire dalle ore 21:15, il thriller Il collezionista di carte, diretto da Paul Schrader nel 2021. La pellicola, prodotta da Martin Scorsese, è stata presentata in concorso alla 78ª Mostra del Cinema di Venezia.

William Tell (Oscar Isaac) è un ex militare americano che, a causa del suo passato da carceriere e torturatore all’interno di un penitenziario di Baghdad, è stato condannato per violazione dei diritti umani e ha scontato 8 anni di prigionia.

Durante la sua detenzione l’uomo ha imparato a tenere il conto delle carte nelle partite di poker e, una volta tornato libero, ha messo in pratica questa capacità guadagnandosi da vivere come giocatore in appositi tornei, ma mantenendo obiettivi modesti per non farsi scoprire.

Un giorno William capita per caso ad un seminario tenuto dal maggiore in pensione John Gordo (Willem Dafoe) e, mentre si appresta ad andar subito via, viene notato e riconosciuto dal giovane Cirk Baufort.

Si tratta del figlio di Roger, un altro soldato che ha avuto lo stesso passato di William ma che, dopo aver scontato la sua pena, senza però riuscire a liberarsi dei fantasmi del proprio passato, è entrato in un vortice autodistruttivo che lo ha portato al suicidio.

Da allora Cirk ritiene Gordo, in quanto colui che ha addestrato suo padre ai metodi di tortura, il responsabile dell’estremo gesto paterno e ne medita il sequestro per poi torturarlo fino alla morte.

Tuttavia, per realizzare il proprio piano, il giovane ha bisogno dell’aiuto di William che, però, cercherà di dissuaderlo e, grazie all’aiuto di una finanziatrice, La Linda (Tiffany Haddish), proverà ad introdurre il ragazzo nel mondo del poker ma la sete di vendetta di Cirk finirà per travolgere lo stesso William…

Schrader realizza un film scomodo e, oltre a riconoscere le atrocità condotte dai militari statunitensi in Iraq, pone la sua attenzione sulle cicatrici psicologiche con le quali quegli stessi soldati devono ancora fare i conti, costretti a contrapporre il proprio senso di colpa ad un incolmabile desiderio di redenzione e perdono.

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