Alluvioni e allerte: il Tg1 senza uno spazio Meteo fisso alle 13:30 e 20, è disservizio pubblico

L’Italia è un Paese a forte rischio di dissesto idrogeologico, con una ben nota storia di alluvioni che si susseguono da decenni (le più recenti e gravose, vanno dalla Sardegna alla Liguria, dalla Sicilia alla Toscana, e oggi le Marche). Siamo nel bel mezzo di un’era di cambiamenti climatici, con tempeste all’ordine del giorno che provocano fenomeni estremi e violenti.

In questo contesto, il telegiornale più importante d’Italia (vedi medie d’ascolto), il Tg1 diretto da Monica Maggioni che si è rifatto anche da poco il look, non ha uno spazio Meteo fisso all’interno delle edizioni più seguite, cioè quelle delle ore 13:30 e delle ore 20.

Ci si limita a servizietti di serie B, sul caldo o il maltempo, le colture alluvionate o colpite da siccità. Collegamenti e interviste a disastro avvenuto. Montaggi con interventi striminziti, spesso senza grafiche professionali, di colonnelli dell’Aeronautica Militare. Le eventuali allerte della Protezione Civile diramate a voce, o con riepiloghi testuali poco approfonditi, inseriti tra la cronaca o lo spettacolo.

Il fatto che il Tg1 non possa contare su uno spazio Meteo fisso degno di questo nome in un Paese come il nostro è vero disservizio pubblico. Il Meteo di Rai1 è quasi irrintracciabile nel suo palinsesto, inserito in contesti mattinieri con una platea di spettatori molto bassa, e intorno alle 16:30.

La Rai con la sua ammiraglia non può delegare un servizio di primaria importanza come il Meteo a piccole parentesi di programmazione o al privato, attraverso popolari applicazioni per smartphone, e ignorare che da tempo la concorrenza di Mediaset, con Canale5 e il suo Meteo.it della Epson, la battono in queste settore 100 a 0.

Basterebbe anche dare un’occhiata ai Telegiornali delle Tv estere: il Meteo è sempre più fondamentale. Il Tg1 è in ritardo da anni su questo fronte. Sarebbe doveroso adeguarsi per ospitare previsioni dettagliate con una grafica all’avanguardia, un vero approfondimento delle dinamiche climatiche, focus su venti e temperature, e soprattutto diramare ogni giorno la cartina delle Allerte meteo così come presente e illustrata sul sito della Protezione Civile.

Nel caso delle Marche tale allerta è mancata, la previsione è parzialmente fallita. Ed anche questo fatto è gravissimo. Nemmeno ci si può nascondere, come si legge in un intervento del CNR, dietro l’imprevedibilità dei temporali autorigeneranti definiti “V-Shape”. A La7, nello spazio Meteo di Paolo Sottocorona durato quasi 6 minuti, il modello usato per la previsione segnalava già rischi di “V-Shape” piazzandole poco oltre il confine marchigiano, in Emilia-Romagna. In questi contesti di indecisione modellistica, le allerte meteo andrebbero estese sposando il principio di abundans cautela non nocet (cioè, che un eccesso di prudenza non nuoce).

Ma nelle precedenti alluvioni, quanto avrebbe fatto la differenza una maggiore e migliore diffusione delle Allerte Meteo e delle previsioni Meteo, attraverso il telegiornale più seguito d’Italia che entra in milioni di case?

La Rai deve contribuire all’informazione meteorologica di questo Paese, ne deve fare una missione. Non può lasciar cadere questo ruolo o cederlo ai privati. L’Italia dovrebbe trattare il rischio alluvioni come il Giappone tratta il rischio tsunami. Allerte su allerte, comunicazione, prevenzione, educazione, manutenzione.

Ruben Trasatti
Ruben Trasatti
Giornalista pubblicista. Fondatore di TeleNauta. Specialista in creatività, testardo, idealista. Vado a scovare gli ascolti dei canali europei, format e serie tv, anime giapponesi. Collaboro per il settimanale Telesette.

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