Circeo: la prima serie italiana disponibile su Paramount+ (trama e recensione)

Dallo scorso 15 settembre, in concomitanza con l’approdo di Paramount+ in Italia, sono già disponibili i primi due episodi (dei sei previsti) di Circeo, la serie co-prodotta da Cattleya con VIS e Rai Fiction, scritta da Flaminia Gressi, Lisa Nur Sultan e Viola Rispoli e diretta da Andrea Molaioli.

La serie è ora disponibile in streaming su Paramount+ ma arriverà prossimamente anche in chiaro su Rai 1.

La trama e il cast

Si tratta del primo progetto italiano disponibile sulla piattaforma internazionale nata dalla fusione ViacomCBS e racconta, in sei episodi, il cosiddetto massacro del Circeo, avvenuto a San Felice Circeo (Latina) nella notte tra il 29 e il 30 settembre 1975 e tutta la successiva vicenda giudiziaria, che ha cambiato il modo di percepire il tema della violenza sulle donne nel nostro Paese. Nel fatto, Gianni Guido, Angelo Izzo e Andrea Ghira torturarono e violentarono due giovani romane, Donatella Colasanti e Rosaria Lopez, uccidendo quest’ultima.

Le due vittime sono interpretate da Ambrosia Caldarelli (Donatella Colasanti) e Adalgisa Manfrida (Rosaria Lopez). Altro personaggio principale della serie è l’avvocata Teresa Capogrossi (Greta Scarano), legale della difesa di Colasanti e impiegata prima presso il noto penalista Fausto Tarsitano (Enrico Iannello) e poi presso Tina Lagostena Bassi (Pia Lanciotti), l’avvocato delle donne che fu tra le prime a combattere per una riforma della legge sulla violenza sessuale, ai tempi considerato come un’offesa alla pubblica morale e non come un crimine contro la persona. Nella realtà, fu proprio Lagostena Bassi in prima persona a prendere le difese dei diritti di Colasanti.

Completano il cast di Circeo anche Angelo Spagnoletti (Saverio Vitale, altro personaggio di fantasia, ispirato dal fotografo Antonio Monteforte, che scattò la fotografia di Colasanti mentre usciva dalla Fiat 127 nella quale era stata rinchiusa con Lopez), Francesca Colasanti (Maria Colasanti, madre di Donatella), Benedetta Cimatti (Gioia, ginecologa di Donatella), Guglielmo Poggi (Angelo Izzo) e Leonardo Mazzarotto (Andrea Ghira).

La recensione

I primi due episodi di Circeo – i primi disponibili su Paramount+ – si limitano ad introdurre la vicenda. C’è il background, probabilmente romanzato, di due ragazze poco più che adolescenti della Roma degli Anni 70, col loro accento un po’ stereotipato che ne tradisce le origini popolari, che passano dal cantare Baglioni e dal voler apparire come protagoniste dei fotoromanzi di Grand Hotel a una vicenda che costerà la vita ad una (Rosaria) e la cambierà per sempre all’altra (Donatella).

Le violenze non vengono rappresentate direttamente. Ci sono i ragazzi che, con la scusa di andare ad una festa a Lavinio, accompagnano le due amiche da un cinema della periferia romana ad una villa sul mare. Il loro comportamento sembra normale, giusto un po’ guascone, ma cambia repentinamente nel momento in cui ricevono un rifiuto alle loro avances sempre più insistenti. Da lì si passa alle minacce e, infine, ai fatti, tradotti principalmente nel terrore di Rosaria e Donatella rinchiuse per ore nel bagno della villa e nelle ferite che ne segnano i corpi.

Il fulcro della serie non è, quindi, il fatto in sé, ben noto e raccontato ampiamente dagli articoli di cronaca nera e dalla famosa fotografia di Colasanti che esce dalla Fiat 127, con lo sguardo assente, avvolta in un lenzuolo e segnata dalle violenze subite. Lo saranno, invece, la vicenda giudiziaria, che occuperà i restanti quattro episodi e anche le proteste femministe, accennate al termine del secondo episodio, scaturite dall’eco del caso. Come viene spiegato anche nella serie, prima del massacro del Circeo, fatti di questo genere erano addirittura taciuti.

Proprio il passaggio da una semplice ricostruzione dei fatti e della vicenda personale della superstite ad un legal drama serve a spiegare l’introduzione del personaggio di fantasia dell’avvocata Capogrossi, ben interpretato da Greta Scarano, al punto da farla diventare protagonista della serie ben più della stessa Donatella.

Teresa assume, infatti, un atteggiamento quasi fraterno nei confronti della vittima – offrendole una protezione che, forse, nella realtà non ha mai avuto: la allontana dal suo ambiente e dalla sua famiglia, la ospita a casa sua e la prepara, in modo teatrale e molto maniacale, ad un processo di grandissima importanza. E quando Donatella vorrebbe uscire da quella gabbia e tornare alla vita di tutti i giorni, Capogrossi le spiega come la sua vicenda debba essere la scintilla per superare l’idea che una violenza sessuale sia da considerare alla stregua (testuali parole dalla serie) “di una pisciata su un muro“.

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