The First Lady: la serie sulle FLOTUS più iconiche disponibile su Paramount+ (trama e recensione)

The First Lady, la serie antologica prodotta da Showtime, ideata da Aaron Cooley e interamente diretta da Susanne Bier, è disponibile dallo scorso 15 settembre su Paramount+ con tutti i 10 episodi dell’unica stagione realizzata prima della cancellazione, decisa il 1° agosto.

Nella serie sono raccontate le vicende, romanzate, di tre grandi First Lady degli Stati Uniti d’America, mogli di altrettanto importanti presidenti: Michelle Obama (interpretata da Viola Davis da adulta e da Jayme Lawson da giovane), Betty Ford (interpretata da Michelle Pfeiffer da adulta e da Kristine Froseth da giovane) e Eleanor Roosevelt (interpretata da Gillian Anderson da adulta e da Eliza Scanlen da giovane). Nel cast, come interpreti dei presidenti, anche O.T. Fagbenle e Julian De Niro (Barack Obama), Kiefer Sutherland e Charlie Plummer (Franklin Delano Roosevelt) e Aaron Eckhart e Jake Picking (Gerald Fortd).

La recensione

Il ruolo di First Lady non è un incarico, ma una circostanza“. Questa frase, fatta pronunciare alla Eleanor Roosevelt interpretata da Michelle Pfeiffer quasi al tramonto del primo episodio, spiega molto del senso di questa serie.

Un racconto – tutt’altro che cronologico – di epoche molto diverse e distanti fra loro, ma con due importanti fili conduttori. Da un lato l’aspirazione di queste tre First Lady di non rimanere soltanto un’ombra dietro un grande uomo – come spesso accaduto a tante altre donne nella loro posizione – ma anche di dare il proprio contributo e la propria impronta agli anni in cui il proprio marito si trova alla guida degli Stati Uniti d’America. Dall’altro, però, vi sono anche le preoccupazioni che emergono nella vita privata.

Vi è una Michelle Obama terrorizzata dall’idea che il marito Barack si candidi come presidente. È il primo candidato afroamericano alle elezioni presidenziali statunitensi e ciò ha fatto scattare una certa allerta, considerando che il Paese non ha mai finito di fare i conti coi suoi rigurgiti razzisti. L’idea che possa fare la fine di Malcolm X o di Martin Luther King e che diventi soltanto una foto ricordo per le sue due figlie, ancora molto piccole, terrorizza la donna al punto di andare via di casa per tornare dai suoi. Salvo poi rendersi conto del ruolo che lei ha per cambiare la mentalità del Paese, nel momento in cui prende visione della Casa Bianca – e di tutti i retaggi che porta con sé – insieme a Laura Bush, moglie del Presidente uscente George W..

Vi è una Elizabeth “Betty Ford” che fa i conti con le proprie dipendenze, ma anche col desiderio di andare via dalla Virginia per godersi il sole della Florida e che, invece, vede suo marito Gerald diventare dapprima vicepresidente in luogo di Spiro Agnew e, poi, Presidente degli Stati Uniti al posto di Richard Nixon, poiché entrambi erano coinvolti nello scandalo Watergate, rimproverandolo per aver scelto una carriera politica che ha lasciato ben poco spazio alla loro vita privata e che, ad un certo punto, si è spinta troppo in là. Anche lei, però, si renderà conto dell’importanza del suo ruolo presenziando al funerale della madre di Martin Luther King e parlando in pubblico del fatto di essere in cura presso uno psichiatra.

Vi è, infine, una Eleanor Roosevelt che si trova a dover sostenere e curare il marito Franklin, soprattutto dopo che una malattia (una sospetta poliomielite) lo lascerà sostanzialmente invalido per tutto il resto della sua vita. Pur facendo specie che una persona, negli Anni 1920, usasse il termine “resilienza” nel significato abusato degli Anni 2020, fa capire alla suocera Sara, nonché premurosa madre del futuro presidente, che nessuna malattia può ostacolare i sogni di una persona. E anche lei proverà a ritagliarsi un ruolo importante, fregandosene del protocollo che le imporrebbe di incontrare Lou Hoover per un giro in una Casa Bianca che conosce già – in quanto nipote di Ted Roosevelt – perché vuole spronare un dormiente entourage a far leggere a Franklin un importante discorso col quale parlare ad una Nazione che sta vivendo gli anni della Grande Depressione.

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