The Bad Guy: tra crime e sottile comedy, la serie con Lo Cascio da magistrato a mafioso (recensione)

Lo dico subito in apertura: The Bad Guy è tra le serie italiane più forti degli ultimi anni in sceneggiatura, esecuzione della storia ed interpretazioni, nonché quanto di più vicino a un Breaking Bad all’italiana ci sia in circolazione.

Gli ingredienti di partenza in comune sono il crime e la dark comedy. Non c’è di mezzo la droga, ma la mafia; non un insegnante di chimica, ma un magistrato; permane, invece, un desiderio di vendetta nei confronti della vita, di un destino stronzo che si è accanito dopo anni passati da brava persona.

Il primo dei 6 episodi da un’ora su Prime Video (che li pubblicherà così: i primi tre da oggi, 8 dicembre, gli ultimi tre da giovedì prossimo) parte da un flashforward per poi costruire pian piano il percorso nel presente, cioè 8 anni prima di inizio puntata.

Nino Scotellaro (Luigi Lo Cascio) è un rispettabile pubblico ministero che combatte Cosa Nostra da molti anni. Ascoltando in carcere il criminale, che presto sarà pentito, Salvatore Tracina (Vincenzo Pirrotta) vuol mettere le mani una volta per tutte sul boss Mariano Suro, detto Lo Squalo Bianco, latitante da 15 anni, mandante di 200 omicidi, su cui pendono 28 ergastoli.

Nino soffre di una costante, e a volte imbarazzante, rinite allergica, ama il Palermo calcio e il silenzio. Sua moglie è il potente avvocato Luvi Bray (Claudia Pandolfi), sopravvissuta a una strage mafiosa dov’è morto il padre Paolo. Il quadro familiare è completato dal bel cagnolone Mandorla (che non è affatto secondario). Lo Cascio e Pandolfi hanno metodi di lavoro completamente diversi, lui furente, lei calma; lui confusionario, lei precisa.

Scotellaro ha un’intuizione raccogliendo delle prove. Suro ha bisogno di un rene nuovo, e guarda caso in Sicilia ne sta per arrivare uno. L’intuizione si rivela esatta, purtroppo però qualcuno riesce ad avvisarlo nonostante sia già in una sala operatoria clandestina. Sconfitto sul piano morale e professionale, Luvi dà a Nino l’occasione di lasciare Palermo per un incarico di prestigio a Roma, ma lui non ci sta.

E invece avrebbe fatto meglio a fidarsi. Il destino inizia ad accanirsi con Scotellaro, improvvisamente diventa il bersaglio da far fuori. Non con una pistola, ma con la giustizia. Viene infatti incastrato in una intercettazione telefonica, ascoltata da sua sorella poliziotta, dove Scotellaro è definito un mafioso: sarebbe lui stesso ad aiutare Suro a fuggire ogni volta dalla cattura. Ritenuto colpevole dal tribunale – nulla può la maestria della moglie Luvi – Nino è condannato per 15 anni di carcere.

Attenzione: di seguito, dopo il trailer, ci sono spoiler su ulteriori colpi di scena che portano The Bad Guy nell’olimpo delle serie italiane.

Durante un trasferimento a bordo di un furgone della penitenziaria che porta Nino ad attraversare il ponte sullo Stretto di Messina (sì, avete sentito bene, quel Ponte sullo Stretto che era già stato anticipato agli spettatori più attenti da un cartellone elettorale), il destino ci mette di nuovo lo zampino. Quel bellissimo ponte nuovo di zecca si sgretola e Nino precipita sul fondo del mare.

Per tutti è considerato morto. Ma il pubblico sa già che è riuscito miracolosamente a sopravvivere. Nino Scotellaro ora ha una chance: vivere una nuova identità. Non pacifica. Lui vuole vendicarsi di quanto gli ha fatto Cosa Nostra. Tentato dal male, cede. Rintraccia il pentito Salvatore Tracina, impegnato nella disinfestazione delle talpe nel suo giardino, e con lui elabora un piano per ammazzare Suro. Per farlo, Nino dovrà cambiare faccia sottoponendosi alla chirurgia estetica: assume così l’identità di un mafioso, Balduccio Remora, rivale di Suro.

E insomma, cos’altrodire? Si resta a bocca aperta quasi a ogni cambio di scena, talmente è alta e perfetta la mole di dettagli minuziosi e battute ben riuscite, sia comiche che non. L’unico difetto? Probabilmente rimarrà una limited series, cioè si concluderà tutto nel corso dei 6 episodi senza una seconda stagione. Quasi un peccato mortale. A volte però basta poco per diventare un cult, senza correre il rischio di rovinarsi con sequel da storie citofonate e ritmo lento. Forse, davvero, The Bad Guy farebbe bene a regalare alla fiction italiana solo 6 memorabili episodi, restando così nell’Olimpo.

Ruben Trasatti
Ruben Trasatti
Giornalista pubblicista. Fondatore di TeleNauta. Specialista in creatività, testardo, idealista. Vado a scovare gli ascolti dei canali europei, format e serie tv, anime giapponesi. Collaboro per il settimanale Telesette.

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